La Vinificazione

La stessa filosofia che adottiamo in vigna ci guida anche durante la vinificazione. E’ nostra convinzione che il vino è un prodotto della terra, figlio diretto di una trasformazione naturale che non necessita interventi e manipolazioni esterne. Pertanto il nostro ruolo di vinificatori è quello di seguire il vino nel suo preciso percorso di trasformazione ed affinamento senza forzarlo e cercando di privilegiare ed esaltare la tipicità che ci è donata dal cru.

Vinificazione in rosso
L’uva arriva in cantina e viene immediatamente sottoposta a diraspatura. Gli acini così ottenuti vengono posti i fermentino d’acciaio dove avviene la macerazione, nel corso della quale vengono effettuati due delestage al giorno al fine di risolvere i tannini e di stabilizzare il colore. Una volta terminata questa fase (20-25 giorni) il vino viene portato in barriques dove terminerà la fermentazione malo-lattica e riposerà per almeno un anno sui suoi sedimenti. La cuveé di legni è costituita dal 50% di barriques nuove ogni anno e 50% barriques utilizzate un solo ciclo. L’aggiunta di anidride solforosa (sempre a tenori molto bassi) viene eseguita prima dell’estate dell’anno successivo alla vendemmia e poi mantenuta costante. Terminata l’elevazione in rovere il vino viene posto in bottiglia ove riposa almeno due anni prima di essere commercializzato.

Vinificazione in bianco
L’uva arriva in cantina e viene immediatamente sottoposta a diraspatura e pressatura. Il mosto così ottenuto, dopo una prima decantazione viene posto a fermentare in barriques sui suoi sedimenti ove resterà per circa 11 mesi. La cuveé di legni è costituita dal 25% di barriques nuove e il restante di barriques usate sino a 2 cicli con percentuali decrescenti. Terminata l’elevazione in rovere il vino viene posto in bottiglia e commercializzato almeno dopo 6 mesi.

Vini passiti (Picolit)
Esso si ispira all’antica tradizione friulana, con cui, sin dal XVII secolo, il Picolit era considerato tra “…li più preciosi vini che nelli trattenimenti de’ Sovrani dell’Europa sono destinti fra tutti gli altri…”.
La tradizione insegna come già sulla vigna, alcuni giorni prima della vendemmia, si proceda al taglio del tralcio che sorregge i grappoli per un primo parziale appassimento delle uve sulla pianta (operazione che in lingua friulana è conosciuta da sempre come “tajà lis strezzis”). Successivamente si procede alla vendemmia in apposite cassette di legno monostrato, parte delle quali (50%) vengono poste in un locale naturalmente aerato per un lungo appassimento che si protrarrà sino alla metà di dicembre con un calo peso del 60%.
Il mosto ottenuto, estremamente concentrato in zuccheri ed estratti, viene posto a fermentare in piccole botti di rovere. La fermentazione procede lentamente fino alla primavera successiva. Segue l’assemblaggio con la restante parte del Picolit e dopo una decantazione statica naturale il vino viene posto in bottiglia per un lungo periodo di quieto affinamento prima della commercializzazione.
In questo modo viene ottenuto un grande vino che unisce struttura e rotondità alla freschezza ed eleganza floreale del celebre Picolit di Cialla.
L’elevazione dei vini in barriques, con dosatura personalizzata di legni (roveri francesi) e tostature delle doghe, pone i Ronchi di Cialla tra i primissimi in Italia ed i primi in assoluto per i vini bianchi (1977), ad aver adottato questo antico procedimento di stabilizzazione naturale del vino.
Queste precise scelte portano all’ottenimento di vini di altissimo livello qualitativo che esprimono, per lunghi anni in crescendo, la loro personalità e la tipicità del cru Cialla.
I lavori di cantina sono seguiti dai titolari con la collaborazione dell’enologo Roberto Cipresso.